Overtourism in Italia: soluzioni dal modello islandese

adminTurismo12 months ago164 Views

Dalla pressione su Venezia e Cinque Terre alle strategie adottate dall’Islanda: possibili strumenti per distribuire i flussi e tutelare i territori.

Come l’Italia può ispirarsi alla Tourism Task Force islandese per gestire l’overtourism in modo sostenibile e valorizzare il territorio.

Nell’estate 2025, l’Italia si prepara ad accogliere circa 27 milioni di turisti internazionali. Numeri imponenti che, se da un lato rappresentano un motore economico per il Paese, dall’altro evidenziano i limiti di un modello turistico basato sulla massificazione.

La pressione crescente rischia di consumare, più che valorizzare, il patrimonio ambientale, culturale e sociale, mettendo sotto stress le infrastrutture, le risorse naturali e la qualità della vita dei residenti.

Le criticità: da Venezia alle Cinque Terre

A Venezia, l’introduzione di un ticket d’ingresso compreso tra 5 e 10 euro per i visitatori giornalieri ha generato un introito di 2,4 milioni di euro nel 2024, ma non ha rallentato l’afflusso costante di turisti.

Le calli, i ponti e le fondamenta, già indeboliti dall’innalzamento delle acque e dalle vibrazioni delle grandi navi da crociera, mostrano segni di deterioramento sempre più evidenti. Il sistema di gestione dei rifiuti e dell’approvvigionamento idrico fatica a reggere, soprattutto nei picchi estivi, mettendo a rischio la vivibilità della città.

Alle Cinque Terre, le misure di contenimento, come il percorso “one-way” sul Sentiero Azzurro e i controlli sulle calzature, pensati per ridurre l’erosione e tutelare l’ambiente, non sono sufficienti. La fragilità idrogeologica della costa, unita al traffico congestionato e alla mancanza di un piano organico di manutenzione, continua a minacciare l’equilibrio del territorio.

Anche la Costiera Amalfitana e Capri affrontano sfide complesse: l’intenso traffico marittimo dei traghetti contribuisce all’inquinamento acustico e chimico delle acque, mentre la gestione dei rifiuti rimane frammentata e disomogenea tra i diversi comuni.

Nelle città d’arte, infine, le ZTL estive e le limitazioni agli affitti brevi hanno ridotto solo in parte il fenomeno del “mordi e fuggi”. Senza una regia nazionale, queste misure restano interventi isolati, incapaci di arginare del tutto code interminabili, vicoli congestionati e aumento delle emissioni inquinanti.

Gli effetti a lungo termine

Se non affrontato con politiche mirate, l’overtourism rischia di produrre conseguenze strutturali di vasta portata. L’eccessivo consumo di acqua ed energia aumenta l’impronta ecologica delle destinazioni e accelera il degrado dei beni culturali.

L’abbandono dei centri storici da parte dei residenti, spinti fuori dal rialzo degli affitti e dalla gentrificazione, impoverisce il tessuto sociale, mentre la mercificazione delle tradizioni locali le riduce a semplici prodotti turistici.

L’effetto combinato di questi fattori mette a rischio la vitalità culturale ed economica di intere comunità.

Il modello islandese: una governance integrata

Un approccio alternativo arriva dall’Islanda, dove il governo ha creato una Tourism Task Force che riunisce enti locali, operatori turistici, ONG e centri di ricerca in un protocollo d’intesa condiviso.

Questa struttura si basa su un monitoraggio costante dei flussi turistici, integrando dati provenienti da prenotazioni alberghiere, biglietterie museali, sensori di traffico e sistemi di navigazione marittima e aerea.

Le informazioni, raccolte in dashboard territoriali aggiornate in tempo reale, permettono di conoscere in ogni momento il numero di visitatori presenti in un’area e di attivare misure immediate, come ZTL temporanee, prenotazioni obbligatorie o tariffe variabili, quando vengono superate determinate soglie critiche.

Strategie chiave del modello islandese per un turismo sostenibile

1. Diversificare e destagionalizzare l’offerta

Una delle mosse più efficaci dell’Islanda è la promozione di itinerari alternativi e viaggi in bassa stagione. Campagne mirate spingono i visitatori verso aree meno conosciute, come i Westfjords o le Highlands, distribuendo così i flussi e riducendo la pressione sulle mete più affollate.

In Italia, una strategia simile potrebbe puntare su borghi storici, parchi naturali e tratti di costa meno battuti, sostenuta da un marketing coordinato tra enti del turismo, tour operator e trasporti regionali, per creare pacchetti “fuori stagione” e soggiorni più lunghi.

2. Incentivi e certificazioni per un turismo sostenibile

In Islanda, le strutture che rispettano rigorosi standard ambientali ricevono riconoscimenti ufficiali e benefici fiscali.

Applicato al contesto italiano, ciò potrebbe tradursi nella certificazione Italian Green Host, abbinata ad agevolazioni per chi investe nella mobilità dolce, nella riduzione dei consumi idrici ed energetici e nella gestione efficiente dei rifiuti.

Le destinazioni che rispettano questi parametri potrebbero ottenere un “bollino blu” come garanzia di qualità e impegno sociale.

Per approfondire è possibile consultare lo standard ISO per la gestione sostenibile delle strutture ricettive.

3. Miglioramento continuo basato sul feedback

Ogni stagione in Islanda si chiude con un’analisi approfondita dei risultati ottenuti. I dati economici, ambientali e sociali vengono integrati da sondaggi rivolti ai residenti e pubblicati in rapporti semestrali.

Questo approccio aperto e trasparente consente di ricalibrare obiettivi e strategie in base alle necessità reali, assicurando una gestione del turismo sempre più efficace e adattiva.

Paesaggio dei Westfjords, modello per gestire l’overtourism in Italia

Paesaggio dei Westfjords, modello per gestire l’overtourism in Italia (Wikipedia)

Dall’Islanda un’ispirazione per l’Italia

Adottare un modello simile, adattandolo alle specificità culturali e territoriali italiane, significherebbe trasformare l’overtourism da minaccia a opportunità.

L’Italia avrebbe così la possibilità di preservare la bellezza autentica delle proprie città, dei borghi e dei paesaggi, garantendone la fruizione sostenibile per le generazioni future.

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