Matilde Serao la voce di Napoli e del suo “Ventre”

Marco Di NardoCultura1 week ago39 Views

Matilde Serao la voce di Napoli racconta, ne “Il ventre di Napoli”, la povertà, le disuguaglianze e le contraddizioni della città ottocentesca.

Matilde Serao la voce di Napoli in un ritratto storico

Matilde Serao (Fonte: Wikipedia)

Nel 1884 Napoli fu colpita da una violenta epidemia di colera che mostrò la drammatica condizione dei suoi quartieri popolari. Matilde Serao, la voce di Napoli più attenta alle sofferenze degli ultimi, trasformò quella tragedia in un’inchiesta letteraria e civile. Ne Il ventre di Napoli la scrittrice denunciò povertà, sfruttamento e disuguaglianze, opponendo alla rappresentazione pittoresca della città il racconto concreto della sua popolazione.

Il ventre di Napoli e la denuncia alla politica

Matilde Serao nella sua opera “Il ventre di Napoli” muove una dura critica alla Napoli dell’800 o per meglio dire a tutti coloro che avrebbero dovuto tutelare la città e comprendere la sua reale configurazione. La scrittrice esordisce con un duro attacco alle autorità che riferendosi a Napoli parlano solo del celo color cobalto e delle belle signore che passeggiano per via Caracciolo e non hanno cura invece di quella grande fetta della popolazione che soffre e si dispera per la condizione di vita cui è destinata.

Matilde Serao la voce di Napoli e del suo popolo

La Serao ci parla di una Napoli povera, afflitta dal colera e sofferente per la drammatica situazione economica e sociale. Porta alla luce l’anima della città, i napoletani. Questo popolo, da tutti additato come rozzo ed ignorante, ci viene fatto riscoprire in una nuova luce, una luce umana e drammatica al tempo stesso. Il napoletano è un uomo sofferente, costretto a vivere in una città stretta e angusta dove persino il sole prova fatica ad addentrarsi, dove tra sudiciume e povertà muoiono ogni giorno, anche a causa dell’epidemia di colera del 1884, centinaia di persone. Il napoletano è un lavoratore sfruttato, sottopagato ed il più delle volte maltrattato; costretto a situazioni talvolta assurde per arrivare a guadagnare quei pochi soldi che permettano alla sua famiglia di mangiare. È forte il sentimento religioso di questa popolazione che allestisce, alla meglio, veri e propri tabernacoli per tutta la città nella speranza di un aiuto dall’alto che possa sanare la situazione o comunque rasserenare gli animi.

Ebbene sì, l’animo. Perché il napoletano non è un uomo avido, si accontenta di piccole gioie, come il vino da quattro soldi della domenica o del poco di pasta che riesce a comprare quando ha qualche moneta. Ci vengono descritte le usanze, le credenze e le superstizioni di questo popolo che nonostante la difficile situazione mostra comunque un forte senso di appartenenza, di condivisione di una data situazione.

Matilde Serao la voce di Napoli in un ritratto storico

Matilde Serao (Fonte: Wikipedia)

Tra realismo, giornalismo e denuncia sociale

Il realismo delle immagini proposte dalla Serao è molto forte, viene percepito dal lettore che si sente quasi in empatia con il testo ed i suoi contenuti. Dolore, sofferenza, speranza e le tante altre sfaccettature che la Serao ci propone di questo popolo sono un qualcosa di sorprendente che spinge il lettore a riflettere sui meccanismi della società. La Serao scrive ispirandosi a narratori veristi come Verga e Zola con una prosa accesa e colorita tipica dell’ambito giornalistico da cui ha tratto questo libro.  La visione verista della Serao è caratterizzata dalla possibilità di un ribaltamento delle situazioni e quindi di un miglioramento della società. La Serao crede nella possibilità di una Napoli migliore, dove il divario tra ricchezza e povertà possa essere meno rilevante, dove il cittadino possa migliorare il proprio modus vivendi.

Il confronto con Émile Zola

Zola invece, nell’opera che ha ispirato la scrittrice “Il ventre di Parigi “, descrive i sobborghi parigini, lo squallore ed il degrado di quei luoghi ma con una pessimistica nota di rassegnazione.

Infatti, egli non vede possibilità di riscatto della società che, secondo il suo parere, è destinata a perseverare in questo suo stato e a rimanere sempre ai margini della prosperità e del benessere. Il testo della Serao è scritto in forma scorrevole e coinvolgente; si avverte infatti la partecipazione della scrittrice a livello emotivo ed ella riesce a tenere desta l’attenzione del lettore e a coinvolgerlo.

Perché Il ventre di Napoli è ancora attuale

A oltre un secolo dalla sua pubblicazione, Il ventre di Napoli conserva una forza che va oltre il documento storico. Difatti, Matilde Serao va oltre l’immagine rassicurante della città da cartolina, obbligando il lettore a guardarne le disuguaglianze. La sua Napoli non è soltanto un luogo di miseria: è una comunità che resiste, cerca dignità e continua a domandare alla politica di non voltarsi dall’altra parte.

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