
Attraverso Alfonso Nitti, Svevo racconta l’inettitudine, il lavoro e l’impossibile ascesa sociale nella Trieste di fine Ottocento.
Sono molti gli scrittori che hanno dovuto superare notevoli difficoltà prima di affermarsi nel mondo letterario. Tra le vicende che mi hanno colpito maggiormente c’è quella di Italo Svevo, che esordì con Una vita, romanzo pubblicato a proprie spese nel 1892 dall’editore triestino Vram. Il libro non ottenne il successo sperato e fu accolto da un sostanziale silenzio critico. La lingua e lo stile di Svevo furono spesso giudicati poco eleganti e lontani dalla tradizione letteraria italiana. In realtà, la sua scrittura risentiva dell’ambiente plurilingue di Trieste, della conoscenza del tedesco e della volontà di rappresentare senza abbellimenti il pensiero dei personaggi.
Il titolo originariamente scelto da Svevo era Un inetto, espressione che descriveva direttamente l’incapacità del protagonista di adattarsi alla realtà e trasformare i propri propositi in azioni. Il manoscritto venne presentato all’editore Treves, che rifiutò di pubblicarlo. Il romanzo uscì successivamente con il titolo Una vita.
Quella che inizialmente fu considerata una scrittura poco curata sarebbe stata riconosciuta, negli anni successivi, come uno degli elementi più originali della produzione sveviana. La lingua dell’autore non nasceva dalla mancanza di adeguati strumenti espressivi, ma dalla sua particolare formazione culturale e dalla realtà di confine nella quale era cresciuto.
Italo Svevo, pseudonimo di Ettore Schmitz, era nato a Trieste nel 1861 e aveva ricevuto una formazione mitteleuropea. Il suo rapporto con la lingua italiana fu influenzato dal tedesco e dal dialetto triestino, come approfondisce anche l’Enciclopedia Treccani.
Alfonso Nitti è un giovane colto, ma economicamente disagiato, che lascia l’amato paese natale e si trasferisce in città per lavorare presso la banca Maller. Qui viene assalito dalla nostalgia della campagna, mentre il lavoro si fa sempre più duro, carico di responsabilità e avaro di soddisfazioni.
A rendere la sua vita meno triste sono i primi incontri in casa Maller, dove Alfonso si reca con timore. Qui conosce Annetta, figlia del proprietario della banca, e Macario, cugino della giovane. Annetta propone ad Alfonso di scrivere insieme un romanzo. Gli incontri tra i due diventano sempre più frequenti e il protagonista finisce per innamorarsi della ragazza, nonostante l’apparente freddezza di lei.
La relazione diventa più stretta, ma Alfonso si allontana improvvisamente dalla città per assistere la madre gravemente malata. La donna muore e, quando il giovane ritorna, trova una situazione ormai cambiata: Annetta si è fidanzata con Macario.
Nonostante i propositi di rinuncia, Alfonso cerca di riallacciare il rapporto e chiede alla ragazza un ultimo appuntamento. Al posto di Annetta si presenta però suo fratello Federico Maller, che si è sempre dimostrato ostile nei confronti del protagonista e della sua relazione con la sorella.
Federico provoca Alfonso e lo sfida a duello. Il giovane, consapevole di non avere alcuna possibilità contro un avversario più esperto, si sottrae allo scontro. Incapace di trovare un’altra via d’uscita e convinto che la morte possa liberarlo dalle proprie difficoltà, sceglie di suicidarsi.
Nel romanzo si possono riconoscere due aspetti principali: quello psicologico e quello sociale.
L’aspetto psicologico emerge attraverso una narrazione in terza persona che segue da vicino il punto di vista di Alfonso. Svevo mostra le sue esitazioni, le sue giustificazioni e i continui autoinganni con i quali cerca di nascondere, prima di tutto a sé stesso, la propria incapacità di agire.
Alfonso è un uomo solo, lontano dal proprio ambiente d’origine e incapace di sentirsi parte del mondo cittadino che lo ha accolto con freddezza. Alla durezza della città e del lavoro reagisce chiudendosi progressivamente in sé stesso.
Non gli mancano la cultura o le ambizioni. Il problema è la distanza tra ciò che immagina di poter essere e quello che riesce concretamente a fare. Desidera affermarsi nel lavoro, diventare uno scrittore e conquistare Annetta, ma davanti alle decisioni decisive si ritrae.
La figura dell’inetto, destinata a tornare nelle opere successive di Svevo, compare qui per la prima volta. Non si tratta semplicemente di un uomo debole o incapace, ma di un personaggio che interpreta continuamente la realtà senza riuscire a viverla fino in fondo.

La società di Trieste ai tempi di Italo Svevo e di Una vita (Fonte: Wikipedia)
L’altro elemento centrale del romanzo è l’analisi della società borghese e del mondo del lavoro. L’esperienza di Alfonso può essere avvicinata a quella dello stesso Svevo, che dal 1880 al 1898 lavorò presso la filiale triestina della Banca Union di Vienna.
L’ambiente impiegatizio descritto nel romanzo, con le sue gerarchie, le frustrazioni e i rapporti di dipendenza, deriva quindi anche dalla vita dell’autore. Il legame tra Svevo, il lavoro in banca e i luoghi frequentati da Alfonso è ricordato nell’itinerario letterario realizzato dal Comune di Trieste.
Svevo racconta due mondi separati da un confine difficile da superare. Da una parte c’è Alfonso, impiegato privo di ricchezza e di una posizione sociale riconosciuta; dall’altra la famiglia Maller, espressione dell’alta borghesia cittadina.
Il protagonista tenta di farsi spazio in un ambiente che gli è estraneo. Il rapporto con Annetta non rappresenta soltanto una storia d’amore, ma anche la possibilità di essere ammesso in una classe sociale superiore. Alfonso, però, non riesce a comprendere fino in fondo le regole di quel mondo e ne esce sconfitto.
La società descritta da Svevo è competitiva e dominata dai rapporti di forza. Macario sa muoversi con naturalezza in quell’ambiente, mentre Alfonso rimane sempre un estraneo. Tuttavia, il protagonista non è soltanto una vittima: contribuisce alla propria sconfitta attraverso le sue esitazioni, le illusioni e la continua tendenza a fuggire dalle responsabilità.
La vicenda di Alfonso può richiamare, pur con importanti differenze, quella di Mastro-don Gesualdo, protagonista dell’omonimo romanzo di Giovanni Verga. Entrambi cercano di superare i confini della propria condizione sociale, ma la loro sconfitta nasce da cause differenti.
Gesualdo riesce ad accumulare ricchezza, ma non viene mai realmente accolto dall’aristocrazia alla quale tenta di avvicinarsi. Alfonso, invece, non riesce nemmeno a trasformare le proprie ambizioni in una scelta coerente.
Nel romanzo di Verga pesa soprattutto il meccanismo sociale che condanna chi tenta di abbandonare il proprio ambiente d’origine. In Svevo il conflitto con la società si intreccia con l’inettitudine, l’introspezione e l’autoinganno del protagonista.
Entrambi si scontrano con una società rigida, nella quale il denaro, la cultura o le aspirazioni personali non sono sempre sufficienti a cancellare le distanze tra le classi. La differenza è che Alfonso combatte la sua battaglia soprattutto dentro sé stesso.
Svevo crea un antieroe che affronta le proprie difficoltà in un ambiente ostile, ma non possiede gli strumenti necessari per reagire. Il suicidio rappresenta il punto conclusivo della sua rinuncia alla lotta e l’esito tragico di un’esistenza vissuta più nell’immaginazione che nella realtà.
La storia di Alfonso può apparire semplice, ma introduce uno dei temi più importanti della letteratura sveviana: l’incapacità dell’individuo moderno di comprendere sé stesso e di trovare un equilibrio nel rapporto con gli altri.
La novità del romanzo d’esordio di Italo Svevo sta soprattutto nell’invenzione del suo protagonista. Alfonso Nitti non è un eroe sconfitto dopo una grande battaglia, ma un uomo comune che non riesce a decidere quale vita vivere.
La capacità di creare personaggi come Alfonso Nitti, Emilio Brentani di Senilità e Zeno Cosini della Coscienza di Zeno colloca Svevo tra i grandi autori della letteratura europea. Una vita non possiede ancora la maturità delle opere successive, ma contiene già i temi che renderanno riconoscibile la sua scrittura: l’inettitudine, la malattia, l’autoinganno e il difficile rapporto tra l’individuo e la società.