Fútbol bailado: il calcio di una volta

Marco Di NardoCultura4 days ago14 Views

Nel romanzo di Alberto Garlini, il pallone accompagna Francesco Ferrari attraverso l’Italia di Pasolini, tra giovinezza, cinema, storia e libertà.

Fútbol bailado è un romanzo di Alberto Garlini pubblicato da Sironi nel 2004. È un libro lungo, 477 pagine, ma quando si entra nella storia il numero delle pagine perde importanza. A guidare il lettore è Francesco Ferrari, accompagnato da un pallone e dal desiderio di vivere il calcio senza trasformarlo in qualcosa di serio, pesante o prevedibile. Il suo è un calcio fatto di istinto, incontri e libertà. Un calcio che oggi, almeno in parte, abbiamo dimenticato.

Fútbol bailado: il calcio giocato senza pensieri

Il titolo dice già molto. Fútbol, non football: la parola spagnola ha un suono più morbido e sembra adattarsi meglio al gioco di Francesco Ferrari. È un calcio armonioso, quasi danzato, lontano dalla rigidità tattica e dall’ossessione per il risultato. Un tiki-taka prima ancora che quell’espressione entrasse nel linguaggio comune degli appassionati.

Nel romanzo si gioca ovunque. Nelle piazze, negli autogrill, nei parcheggi, sulle strade poco frequentate, nei boschi di mele e nelle aiuole davanti ai monumenti. Non serve uno stadio e nemmeno un campo regolamentare: bastano uno spazio libero, due riferimenti per fare le porte e qualcuno disposto a rincorrere il pallone.

Era così anche nelle nostre città. Si scendeva in strada e si giocava fino a quando c’era luce, spesso interrompendo la partita soltanto per far passare una macchina. Oggi quelle immagini sono diventate più rare. A Napoli, per fortuna, capita ancora di vedere ragazzini che calciano un pallone nei cortili dei palazzi o nelle piazze, adattando il campo allo spazio che hanno a disposizione. È forse questa una delle sensazioni più forti lasciate dal libro: il ricordo di quando il calcio apparteneva prima di tutto a chi lo giocava.

Fútbol bailado, il Puente Nuevo di Ronda in Spagna

Ronda, in Spagna, è una delle tappe del viaggio raccontato nel romanzo di Alberto Garlini.
(Fonte: Wikimedia Commons)

Pasolini, il cinema e l’amore per il pallone

Tra le presenze più significative del romanzo c’è Pier Paolo Pasolini. In uno dei passaggi del libro lo troviamo impegnato in una partita contro Bernardo Bertolucci. Non è soltanto una sfida sportiva: in campo si incontrano due personalità e due modi diversi di guardare il cinema, l’arte e la vita.

Garlini racconta Pasolini attraverso la giovinezza, la scoperta dell’altro, la passione e il rapporto con il proprio tempo. Accanto al cinema c’è sempre il calcio, vissuto come un momento di libertà e come una lingua comprensibile a tutti. Il pallone accompagna anche le pagine dedicate alle ultime ore della sua vita e alla sua morte, avvenuta all’Idroscalo di Ostia, vicino a un campo di calcio.

La presenza di Pasolini non sembra inserita per dare prestigio alla storia. È parte del mondo raccontato da Garlini, di quell’Italia inquieta e contraddittoria nella quale il calcio riusciva ancora a essere un gioco popolare, prima di diventare soprattutto spettacolo, industria e consumo.

Il viaggio di Francesco Ferrari nell’Italia degli anni Settanta

La storia comincia a Parma nel marzo del 1975 e si conclude a Ronda nell’ottobre del 1982, con una postilla ambientata a Torino nove anni più tardi. Nel mezzo c’è un viaggio che porta il lettore in luoghi molto diversi, uniti dalla memoria e dalle vicende dei personaggi.

Si passa per Assisi, nei luoghi legati alla predicazione di san Francesco, e per Porzûs, dove nel 1945 alcuni partigiani uccisero altri appartenenti alla Resistenza. Il percorso continua sui set cinematografici di Pasolini, attraversa i campi di calcio e arriva fino a Saintes-Maries-de-la-Mer, in Provenza, dove il mare sembra confondersi con il cielo.

Poi c’è Ronda, in Spagna, legata nella memoria letteraria alla violenza della guerra civile raccontata da Ernest Hemingway in Per chi suona la campana. I luoghi non fanno soltanto da sfondo. Entrano nella storia e contribuiscono a dare al romanzo il tono di un lungo viaggio dentro l’Italia e l’Europa del Novecento.

Fútbol bailado: perché vale ancora la pena leggerlo

La parte che ho apprezzato maggiormente è il modo in cui Garlini intreccia calcio, storia, cinema e letteratura senza ridurre il romanzo a un semplice libro sportivo. Il pallone è sempre presente, ma raramente è il vero punto di arrivo. Serve piuttosto a parlare della giovinezza, del desiderio, delle occasioni perdute e del tempo che passa.

Non è una lettura breve e in alcuni punti richiede attenzione. Chi cerca soltanto una storia sul calcio potrebbe trovarsi davanti a qualcosa di molto diverso da ciò che immaginava. Il romanzo si muove continuamente fra personaggi inventati, avvenimenti storici e figure realmente esistite. Proprio questa mescolanza, però, è uno dei suoi aspetti più interessanti.

Fútbol bailado racconta un’Italia lontana da quella di oggi e un calcio abitato ancora da sognatori. Un mondo nel quale sembrava possibile fermare la partita, alzare gli occhi e concedersi qualche secondo per guardare il cielo.

Forse il calcio di una volta non era davvero migliore in tutto. Era però più vicino alle persone, alle strade e alla vita quotidiana. Nel romanzo di Alberto Garlini il pallone torna a essere quello che dovrebbe essere almeno ogni tanto: un gioco, una consolazione e una scusa per sentirsi liberi.

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