NEET in Italia: meno esclusi, ma il divario resta

Marco Di NardoEconomia2 days ago10 Views

I NEET in Italia diminuiscono, ma l’esclusione da studio e lavoro si concentra sempre più tra donne, giovani adulti e residenti nel Mezzogiorno.

Negli ultimi anni i NEET sono diminuiti in Italia: un segnale positivo, che però non può far pensare che il problema sia risolto. Dietro tale miglioramento, emerge una realtà sempre più articolata, dove a pesare sono l’età, il genere, la condizione familiare e il territorio di residenza. A cambiare non è soltanto il numero dei giovani che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione, ma anche il loro profilo.

NEET in Italia: i dati del miglioramento

L’acronimo NEET deriva dall’espressione inglese Not in Education, Employment or Training e comprende le persone che non lavorano, non frequentano un percorso scolastico o universitario e non partecipano ad attività formative.

Secondo un’elaborazione del Centro Studi Assolombarda basata sui dati Istat, nel 2025 i NEET italiani tra i 15 e i 29 anni erano 1,178 milioni, pari al 13,3% della popolazione della stessa fascia d’età. Rispetto al 2018, l’incidenza è diminuita di quasi dieci punti percentuali.

Il miglioramento è quindi rilevante. Nonostante ciò, l’Italia si attesta ancora al di sopra dell’obiettivo europeo che ha come prerogativa di arrivare entro il 2030 sotto la soglia del 9%.

Sebbene si sia registrato un netto miglioramento, rispetto ai principali Paesi europei, il dato italiano resta elevato. Difatti, nel 2025 l’incidenza era del 12,7% in Francia, dell’11,5% in Spagna e del 9,5% in Germania. Soltanto Romania, Bulgaria e Grecia presentavano percentuali superiori a quella italiana.

Madre al computer tra lavoro e responsabilità di cura

Conciliare lavoro, formazione e responsabilità familiari resta una sfida per molte donne. (Fonte: Foto di Ketut Subiyanto/Pexels)

Il problema non finisce a 29 anni

Secondo il rapporto Dedalo sul fenomeno dei NEET, nel 2025 le persone tra i 15 e i 34 anni escluse contemporaneamente dal lavoro e dalla formazione erano circa 1,87 milioni, con un’incidenza del 15,6%.

La differenza rispetto agli 1,178 milioni registrati tra i 15 e i 29 anni dimostra quanto sia importante osservare anche la fascia compresa tra i 30 e i 34 anni. Infatti, tale dato certifica che, essere fuori dal mondo del lavoro e dal mondo della formazione dopo i trent’anni può rappresentare una condizione più difficile da superare rispetto a una fase temporanea vissuta subito dopo la scuola o l’università.

Con il passare dell’età possono consolidarsi la perdita di competenze, lo scoraggiamento e la distanza dai servizi per l’impiego. Parallelamente, aumento anche le responsabilità familiari rendendo ancora più difficile accettare tirocini, corsi non retribuiti o lavori caratterizzati da salari bassi e scarsa stabilità.

Per questo motivo, parlare genericamente di “giovani che non fanno nulla” restituisce un’immagine distorta. All’interno della categoria convivono persone alla ricerca di un’occupazione, giovani che hanno smesso di cercarla e lavoratori espulsi precocemente dal mercato.

Il divario dei NEET in Italia è soprattutto femminile

Nonostante l’importante riduzione la componente femminile continua a rappresentare uno degli aspetti più critici. Infatti, nella fascia tra i 15 e i 34 anni, oltre 1,1 milioni di donne si trovavano nel 2025 nella condizione di NEET: il 59% del totale.

Su tali dati, incidono notevolmente la genitorialità e il lavoro di cura. A confermare ciò è il rapporto Dedalo: tra le madri che vivono in coppia il tasso di NEET raggiunge il 49,4%, mentre tra i padri nella stessa condizione familiare si ferma all’8,3%. Tra le donne sole con figli la percentuale è del 47,6%.

Questi dati mostrano che una parte dell’inattività femminile non dipende dalla mancanza di volontà, ma dall’insufficienza dei servizi per l’infanzia, dalla distribuzione squilibrata dei compiti familiari e dalla difficoltà di conciliare gli orari di lavoro con quelli della vita quotidiana.

Mezzogiorno e cittadinanza aggravano l’esclusione

A pesare sui NEET è anche il luogo in cui si nasce o si vive. Ad esempio, tra i 15 e i 29 anni, la Lombardia aveva nel 2025 un’incidenza di NEET dell’8,5%, già inferiore all’obiettivo europeo. In Sicilia, invece, la percentuale raggiungeva il 22,8%.

Il dato nazionale, pertanto, nasconde una frattura territoriale profonda. Dove si registra un mercato del lavoro più debole, i servizi sono meno accessibili e le opportunità formative risultano limitate. In questo modo, il rischio di restare intrappolati nell’inattività aumenta.

Le differenze coinvolgono anche la cittadinanza. L’incidenza dei NEET tra i giovani italiani di 15-29 anni era del 12,2%, mentre tra quelli con cittadinanza straniera raggiungeva il 23,8%. La condizione più fragile riguardava le giovani straniere, tra le quali la percentuale saliva al 34,8%.

Leave a reply

Seguici
  • Facebook38.5K
  • X Network32.1K
  • Behance56.2K
  • Instagram18.9K

Rimani aggiornato con le ultime e più importanti notizie

Acconsento alla ricezione di email. Per maggiori informazioni per favore leggi la nostra Privacy Policy

Advertisement

Loading Next Post...
Search Trending
Loading

Signing-in 3 seconds...

Signing-up 3 seconds...