
La desertificazione commerciale sta cambiando il volto delle nostre città. In sei anni sono usciti 16,7 miliardi dai circuiti locali.
Passano gli anni, cambiano le esigenze delle persone e a risentirne è quasi sempre l’economia locale. Secondo Confesercenti, tra il 2019 e il 2025 sono scomparse oltre 111mila imprese del commercio al dettaglio. Una diversa analisi di Confcommercio, estesa anche alle attività ambulanti e al periodo 2012-2025, quantifica in circa 156mila i punti vendita perduti. Dati che fanno comprendere come sia cambiata la modalità di acquisto da parte delle persone e come tutto ciò influisca sull’economia locale.
Secondo uno studio effettuato da Confesercenti, tra il 2019 e il 2025, si è registrata una perdita di 16,7 miliardi di euro a causa di una diminuzione dei negozi fisici in favore delle grandi piattaforme internazionali. In sei anni, si è registrata la scomparsa di 111 mila imprese dal commercio al dettaglio.
A pagare il prezzo più alto è stato il Centro Italia, con oltre 5,3 miliardi di consumi non più trattenuti sul territorio. A seguire c’è il Sud, con circa 4 miliardi, il Nord-Ovest con quasi 3,2 miliardi, il Nord-Est con 2,6 miliardi e le Isole con oltre 1,6 miliardi. A livello regionale il Lazio arriva a circa 3,2 miliardi; la Lombardia supera 1,7 miliardi e la Campania si avvicina a 1,6.
Dati importanti, che spiegano solo in parte quanto accaduto negli ultimi sei anni sul territorio italiano. Per capire che cosa significano bisogna partire da un dato semplice: secondo Confesercenti, ogni 100 euro spesi in un negozio fisico ne lasciano circa 70 nel circuito economico locale. Quei soldi pagano stipendi, affitti, manutenzioni, professionisti e imposte. Quando la stessa spesa finisce sulle grandi piattaforme internazionali, una quota simile prende la direzione opposta e lascia il territorio.
La desertificazione commerciale ha portato, e rischia di portare ulteriormente nei prossimi anni, ad una situazione di isolamento delle strade, oltre che ad una mancanza di servizi da poter comprare anche vicino casa. Difatti, un negozio non è soltanto il luogo nel quale compriamo qualcosa. È un punto di riferimento quotidiano. Tiene accesa una strada, porta persone sui marciapiedi, crea rapporti di fiducia e offre un punto di riferimento soprattutto a chi si muove con maggiore difficoltà.
L’assenza di quel presidio commerciale, lo si inizia a notare solo quando, per acquistare un semplice prodotto, è necessario muoversi in auto oppure spostarsi di quartiere. Soluzioni che, soprattutto per le persone anziane non sono fattibili. A rendere tutto ciò ancora più drammatico è il fatto che, la scomparsi di tali locali, a volte sostituiti da grandi catene, portano il quartiere a perdere la propria identità.

Desertificazione commerciale e mercato di prossimità a Livorno (Fonte: Wikipedia)
La desertificazione commerciale riguarda sia i piccoli centri che grandi città, come Milano e Napoli, anche se assume forme differenti. Difatti, in alcune zone centrali, non si evidenzia tanto il problema della scomparsa dei negozi rivolti ai residenti, quanto alla sostituzione con locali pensati per un consumo rapido, marchi internazionali o servizi destinati soprattutto ai turisti.
Diverso è invece il discorso delle periferie: quando chiudono un ferramenta, un’edicola o un negozio di alimentari, non sempre arriva qualcuno a sostituirli. Rimangono spazi vuoti che difficilmente tornano sul mercato, mentre la popolazione è costretta a rivolgersi ai centri commerciali o agli acquisti online.
I numeri regionali mostrano che Lombardia e Campania perdono insieme più di 3 miliardi di euro di consumi locali. Per questo motivo, una risposta nazionale è necessaria, ma non può funzionare senza interventi costruiti territorio per territorio.
Spiegare la desertificazione commerciale italiana degli ultimi anni con la crescita dell’e-commerce delle grandi aziende internazionali è alquanto limitativo. Certo, fare gli acquisti online, per molte persone è comodo e sempre di più indispensabile. Difatti, quando la piccola attività, oltre alla solita vetrina, punta anche sull’e-commerce, riesce a trovare nuovi clienti e ad ottenere comunque dei buoni profitti.
Quindi, la differenza sta in chi controlla la vendita e dove rimane il valore prodotto. Se il negoziante usa il digitale per rafforzare la propria attività, l’e-commerce diventa un’opportunità. Se tutta la spesa viene assorbita da pochi marketplace globali, il territorio perde reddito, lavoro e capacità di investimento.
La speranza, quindi, è che nei prossimi anni, non si assista ad una sfida tra negozio fisico e acquisto online. La soluzione più credibile è un commercio di prossimità capace di utilizzare entrambi: rapporto umano nel quartiere e strumenti digitali per rendere il servizio più semplice e competitivo.
Al di là dell’organizzazione di qualche evento o il riempire temporaneamente una vetrina vuota, per invertire la rotta servono delle misure atte ad aiutare i piccoli imprenditori. Ad esempio, servono affitti sostenibili, incentivi legati alla durata delle attività e procedure meno pesanti per chi apre un negozio. Allo stesso tempo, i Comuni possono favorire il recupero dei locali inutilizzati, sostenere i mercati rionali e limitare la concentrazione delle stesse tipologie commerciali nelle strade già più fragili, favorendo chi vuole investire con delle agevolazioni fiscali.
Parallelamente serve sviluppare la tecnologia in favore dei piccoli esercenti tramite una serie di progetti condivisi tra associazioni, amministrazioni e commercianti potrebbero offrire piattaforme locali, formazione e servizi logistici comuni.